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13 marzo 1975: un ragazzo di 18 anni viene aggredito sotto casa. Due persone, staccatesi da un folto gruppo di comunisti, gli spappolano il cranio a colpi di chiave inglese; muore dopo 47 giorni di agonia.
Chi era la vittima e perchè fu ucciso con tale violenza? In che clima era maturato quell’omicido così bestiale?
E chi erano i carnefici: teppisti, killer professionisti, mafiosi?
No; erano studenti universitari di Medicina: perchè uccisero allora? Forse accecati dall’ira
o dalla paura? No; neppure conoscevano la loro vittima. Colpirono solo in nome dell'odio politico.
Ci vollero dieci anni per assicurare gli assassini alla giustizia, ma oggi è finalmente possibile ricostruire tutte le tappe di quella tragica vicenda.
Come in un thriller ci si muove tra atti giudiziari, articoli di giornali e testimonianze dirette, per scoprire che ad armare la mano degli assassini fu una spietata ideologia, il comunismo, che in Italia aveva, ed ha, importanti complicità, potenti convivenze e forti leve di potere.
Ecco perchè questa è una storia “che fa ancora paura”.