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Questo non sarà l'ultimo dei miei libri intestati al caso Matteotti. E le ragioni di tale scelta, che potrebbe apparire dettata da una fissazione patologica, sono molto semplici: ci sono troppi personaggi, avvolti nella penombra, rispetto ai quali ogni certezza è arbitraria. E poi: due macchine, nei pressi del luogo dell'agguato, invece di una, come si sapeva finora. Un agente della grande industria americana che imbastisce trame eversive d'intesa con le Sinistre. Giochi e doppi giochi, al riparo delle logge massoniche e delle centrali spionistiche di mezzo mondo. D'Annunzio e Du-mini. Pontieri del PNF e guastatori del PCI. Bandiere rosse e inappuntabili finanzieri, in un immenso tripudio di combinazioni 'strane', che però sono tributarie di una logica assai più chiara e lineare di quella individuata attraverso il filtro deformante dell'antifascismo codino.
Si può essere sicuri solo di due cose: che Mussolini non c'entrava affatto, e che i mandanti del delitto sono ancora sopra di noi, refrattari alle vicende giudiziarie, potenti al punto da essere esonerati dal figurare tra i protagonisti della Storia. Perché loro muovono i fili. E gli altri vi sono appesi.