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Questa non è la solita, stucchevole e (ma sì) un po' noiosa biografia di un santo. La penna (generalmente al vetriolo) di Rino Cammilleri non vi avrebbe sprecato una goccia d'inchiostro.
Ma il dottor Erminio Pampuri, poi fra Riccardo dei fatebene-fratelli e santo, era speciale. Morto a soli trentatré anni nel 1930, ebbe il privilegio (o la sfortuna, secondo i punti di vista) di vivere nell'Italia positivista e anticlericale dei primi decenni del secolo, di partecipare da eroe alle tragiche giornate di Caporetto e di assistere (e in qualche modo subire) all'instaurarsi del fascismo.
Questo giovanotto lombardo, che dopo morto ha cominciato a far parlare di sé per una serie di miracoli, è diventato punto di riferimento obbligato per un numero straordinariamente grande di giovani.
Trivolzio, frazioncina della Bassa milanese in cui è sepolto, si è ritrovata dall'oggi al domani centro di pellegrinaggio e santuario.
Quanto basta perché un giornalista, noto soprattutto per le sue opere polemiche e «revisioniste», cominciasse a incuriosirsi.
In queste pagine il lettore troverà il vita-morte-miracoli di un personaggio che collide con l'angusto e asfittico orizzonte proposto ai giovani d'oggi.
I quali, non riuscendo - giustamente - a entusiasmarsi per gli «ideali» edonistico-libertini loro proposti da un mondo senza centro, sempre più numerosi scivolano dal relativismo allo scetticismo, al cinismo, al nichilismo. Il protagonista di queste pagine, al contrario, è un uomo pienamente «realizzato», come studente, come soldato, come medico e come religioso.
Un uomo che ha preso sul serio l'unica cosa per cui vale veramente la pena di vivere e, in questo, ha avuto successo, ha «sfondato».
Non ci si annoia leggendo questo libro, nel quale, tra l'altro, una fondamentale pagina della nostra storia è vista - controcorrente - attraverso gli occhi di uno che l'ha vissuta.