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Catechismo filosofico e catechismo sulle rivoluzioni

Categoria: insorgenze
Produttore: Fede & Cultura

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Anno: 2006
Autore: Leopardi M.
Pagine: 222

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88-89913-09-6  €18,00
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Contenuto

Secondo il tradizionale metodo delle "domande e risposte" - recentemente usato nel Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica - Monaldo Leopardi utilizza la stessa formula per i suoi due Catechismi che vengono qui riproposti dopo oltre 170 anni senza che abbiano perso mordente o freschezza.
Il Catechismo filosofico, in particolare, ebbe un successo tale, all'epoca della sua pubblicazione, da suscitare dibattiti persino alla Camera dei Comuni di Londra.
Il Catechismo filosofico, che per Monaldo che deve "precedere o per lo meno deve accompagnare i primi ammaestramenti della gioventù,, è un brillante compendio nel quale sono esposti i principi della tradizione e confutati i principi del liberalismo.
Monaldo polemizza contro il concetto di indipendenza partendo dalla sua definizione: "che l'Italia non dipenda da un principe e da un governo straniero".
Il Catechismo sulle rivoluzioni è un breve libretto che ha come oggetto esclusivamente la categoria di Rivoluzione considerata come una rivolta contro l'ordine naturale.
Semplici e graffiatiti, le due opere riassumono in modo brillante il pensiero del conte recanatese, rivelandosi utili non solo per rileggere con una prospettiva originale la storia della nostra penisola, ma anche per interpretare sotto una nuova luce il nostro tempo.

Monaldo Leopardi fu il padre del ben più rinomato figlio Giacomo. Le sue opere, in gran parte inedite, esprimono con gusto e serietà argomentativa la difesa dei valori tradizionali. Monaldo Leopardi nasce a Recanati, nella provincia pontificia della Marca, il 16 agosto 1776, primo dei quattro figli del conte Giacomo (1742-1781) e della marchesina Virginia Mosca. La sua istruzione avviene in famiglia, sotto la guida del gesuita messicano Giuseppe Mattia de Torres (1744-1821), rifugiatosi in Italia dopo l'espulsione della Compagnia di Gesù dalla Spagna, nel 1767. Il carattere, la formazione intellettuale e culturale, le vicende personali e familiari del giovane conte sono note grazie alla sua Autobiografia in cui, fra l'altro, scrive: "[...] i principi di religione e di onore, e i modi nobili e generosi erano ereditari nella mia famiglia, tantoché i congiunti miei li trasfusero in me senza avvedersene, ed io mi trovai possessore senza fatica di tutto quello che occorre per costituire un galantuomo ". Muore nella città natale il 30 aprile 1847.






 
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