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Impresa Fiumana (L')

Categoria: moderna
Produttore: Volpe

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Anno: 1976
Autore: Giovanni Host-Venturi
Pagine: 331

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Contenuto

Il 12 settembre del 1919, Gabriele D'Annunzio, coi granatieri del maggiore Reina, coi volontari giuliani, con altre truppe raccolte nella corsa e accompagnato da Giovanni Giuriati, occupò Fiume, splendente d'italianità nella caligine del torbido dopoguerra della vita italiana: fu una sfida alla Conferenza della Pace riunita a Parigi, a Wilson, al timido ed incerto governo italiano, ed a tutti quanti si adoperavano ad impedire che l'Italia valorizzasse il terribile sacrificio della guerra e realizzasse il suo diritto nazionale di sopravvivenza, di rinascita, di sviluppo sociale ed economico. Non era la fine di una epopea mancata, come aveva scritto il neutralista Malagodi, né una idea da paranoici, come voleva il neutralista giolittiano Salvatorelli. Era invece un atto di geniale audacia, che poteva assicurare Fiume all'Italia, e intanto costringeva le truppe francesi ad abbandonare la città e quelle inglesi direttevi a voltare strada: un atto, che ebbe incalcolabili conseguenze nella psicologia del paese e rappresentò una energia rivoluzionaria della quale nessun partito rivoluzionario d'Europa — e meno di tutti il bolscevismo russo — ignorò il carattere e la portata.

Nitti, colto di sorpresa, dichiarò che i fiumani si mettevano contro l'Italia, chiamò disertori i soldati andati con D'Annunzio e invocò l'aiuto degli operai e dei contadini, cioè degli italiani indifferenti per tradizione all'unità d'Italia e operanti da una base rivoluzionaria, « Spa-ventosamente vile » chiamò Mussolini il discor-so del Presidente del Consiglio, e si mise a disposizione di D'Annunzio: « Fiume — aggiun-se il fondatore dei Fasci di Combattimento — è ormai la capitale morale d'Italia, ed è a Fiume il governo cui i fascisti son disposti ad obbedire. »

Giovanni Host-Venturi (Venturi è il nome assunto durante la guerra 1915-18 per non essere riconosciuto se fosse stato fatto prigioniero dagli austriaci mentre combatteva, volontario, nelle file dell'esercito italiano), è nato a Fiume nel 1892. Irredentista ed esule in Italia, nei maggio del 1915 fu con la bandiera di Fiume a Quarto, quando D'Annunzio, in occasione dell'inaugurazione del monumento a Garibaldi, pronunziò la famosa orazione in favore della guerra. Sul fronte si meritò tre medaglie d'argento sul campo, riportando due ferite. Fece parte, nel 1919, dei gruppo .degli strettissimi collaboratori del Co-mandante a Fiume. Sottosegretario alla marina mercantile nel 1934, tenne poi dal 1939 al 1943 la carica di ministro delle comunicazioni. Dal 1949  vive   in Argentina.

Lo   stemma   della   città   di   Fiume,   riportato   in copertina, è opera di G. Milotti.






 
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