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Dietrich von Hildebrand ha iniziato la sua attività come professore di filosofia a Fordham e a tutta prima ha dato un contributo all'etica applicando ad essa il cosiddetto metodo « fenomenologico » (Husserl).
Poi si è dedicato sempre più alla filosofia e all'apologetica cristiana, con particolare riguardo al campo morale e devozionale.
Come lo dice il titolo, nel presente libro egli ha messo in luce quegli orientamenti, sia di teologi che di intellettuali, che per la dottrina cattolica hanno il significato di un « cavallo di Troia », ossia tali che la loro assunzione comporterebbe un grave cedimento di tutto l'edificio della Chiesa romana.
Si tratta degli orientamenti definitisi soprattutto dopo il Concilio Vaticano II, da attribuirsi non, come da molti viene ritenuto, al carattere intrinseco di alcune posizioni prese in tale Concilio nel segno dell'« aggiornamento », ma, a parere dell'A., a indebite e arbitrarie interpretazioni di singoli cattolici e di laici.
Il von Hildebrand vuol portarsi di là dall'antitesi fra « conservatorismo » e « progressismo » nel cattolicesimo; una sua essenziale preoccupazione è di mettere in evidenza le idee di base, legate alla Rivelazione cristiana, abbandonando le quali non si ha più alcun diritto di dirsi ancora cattolici e ci si espone al pericolo della « secolarizzazione », della negazione di tutto quel che è veramente sovrannaturale.
In una polemica a più vasto raggio vengono affrontati anche problemi generali della visione del mondo e sono denunciati vari miti del nostro tempo, quali lo scientismo, la fisima sociale, lo storicismo, l'evoluzionismo, ecc.
Però l'interesse principale viene portato, in questo libro, soprattutto sui problemi riguardanti la religione nei suoi aspetti non di teologia speculativa e di alta ascesi contemplativa bensì di vita morale, di devozionalità vissuta in funzione del Cristo.