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De contemptu mundi
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| | €5,16 |
Legenda:
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Contenuto
Il profondo disprezzo per il corpo – carcere dell’uomo – ha il suo vertice insuperato nel De contemptu mundi del diacono Lotario dei conti di Segni, salito l’8 gennaio 1198 al soglio pontificio con il nome di Innocenzo III.
Innocenzo – in una maniera del tutto inusitata, aggressiva, passionale e violenta – si scaglia, già all’inizio della sua opera, contro l’uomo, sottolineando come questi altro non sia che Terra, come tale «concepito nella colpa, nato a soffrire»[21].
E prosegue, poi, con espressioni che – oltre a passare alla storia della lotta contro la corporeità per la loro asprezza e durezza – sottolineano il consolidarsi definitivo (e al negativo) del rapporto corpo-Terra-donna: «L’uomo è formato di polvere, di fango e di cenere, e ciò ch’è ancora più miserabile, di seme immondo; viene concepito nello stimolo della carne, nell’ardore della libidine, nel fetore della lussuria, e quel ch’è peggio, con la macchia del peccato: nasce alla fatica, al dolore, alla paura, e ciò ch’è ancor più triste, alla morte. Compie azioni malvagie con le quali offende Iddio, il prossimo e se stesso; commette disonestà per le quali macchia il suo onore, la sua coscienza e la sua persona; s’affatica dietro cose vane, trascurando le utili e le necessarie. Diverrà cibo del fuoco che sempre arde e brucia inestinguibile, esca del verme che sempre rode e consuma, mucchio di putredine orrenda, d’un fetore insopportabile».
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