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Mons. Marcel Lefebvre - Una vita
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88-7475-082-X | | €25,00 |
Legenda:
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Disponibilità |
Contenuto
Il testo mostra come Monsignor Lefebvre passò dal suo primo impegno religioso ad elevatissime funzioni ecclesiastiche, poi dal sospetto fino alle più gravi condanne canoniche, sempre mantenendo la medesima rotta che gli era stata impartita durante la sua prima formazione clericale.
Questa edizione italiana ha per altro una sua particolare dimensione. Infatti, se Monsignor Lefebvre fu francese nelle sue origini e nella sua nazionalità, fu tuttavia romano di cuore e di anima.
La sua formazione ecclesiastica a Roma, sotto Papa Pio XI, i suoi frequenti contatti con la Curia romana in quanto Vescovo missionario, Delegato apostolico e poi Superiore di Congregazione, la sua nomina da parte di Giovanni XXIII alla Commissione centrale preparatoria del Concilio, infine il suo ruolo di leader della Minoranza al Concilio Vaticano II sotto Papa Paolo VI, tutte queste occasioni di soggiornare nella Città eterna e in Italia formarono in lui un cuore profondamente romano.
È proprio con un testo che cominciava con l’esprimere tale attaccamento alla «romanità», scritto il 21 novembre 1974, che Monsignor Lefebvre entrò nel ciclo delle condanne ecclesiastiche: «Noi aderiamo con tutto il cuore, con tutta la nostra anima alla Roma cattolica, custode della fede cattolica e delle tradizioni necessarie alla conservazione di questa fede, alla Roma eterna, maestra di saggezza e di verità».
Qualche mese più tardi scriverà queste parole che caratterizzano il suo spirito: «Se c’è un Vescovo che rompe con Roma, quello non sarò io».
Non ci si stupirà allora se, qualche mese prima della morte, nel suo Itinerario spirituale, ha lasciato ai suoi figli spirituali una vera e propria apologia della «romanità», in cui non esita a citare il sommo Dante: «Non si può negare che questo sia un fatto provvidenziale: Dio che guida ogni cosa, nella Sua Saggezza infinita ha preparato Roma a divenire la sede di Pietro e il centro dell’irradiamento del Vangelo. Di qui il detto: “Onde Cristo è romano”». (Divina Commedia, Purg. XXXII, 102).
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