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In questo documentatissimo saggio l’autore ha raccolto la storia e le idee degli skinheads affermando che “in loro non abbiamo trovato i mostri del nichilismo, le avanguardie di un nuovo nazionalsocialismo di cui parla la demonizzazione pubblicistica, ma dei ‘nuovi barbari’ questo sì. Barbari verticali, come dice Ortega y Gasset, ma che la società non vuole assorbire, cioè civilizzare, perchè non ne condivide i valori (...) Uno su tutti, il tabù dell’antifascismo”.
Ha proseguito Blondet: “Questi giovani si ribellano ai valori espressi dalla Rivoluzione francese, in nome di elementi spirituali - la patria, la famiglia, la morale - condivisi anche dal cristianesimo tradizionale, non da quello attuale, pacifista e di manica larga”.
Viene scritto chi sono, a cosa credono, da quale ambiente sociale provengono. Ineducati, si auto-educano a principi di solidarietà di gruppo, alla sincerità nei rapporti. Senza passato vanno alla ricerca di una tradizione; “liberi (e vuoti) come tutti nella società pluralistica”, cercano di dare alla loro vita un contenuto, e un obbligo. E hanno scoperto quella tradizione nel fascismo, a cui si rifanno: da sè sono andati alla ricerca dei testi del revisionismo storico, da sè hanno deciso di darsi dei valori per contrastare il nullismo giovanile; l’autore non nega agli skin il credito che si fa ai giovani d’altre, spesso opposte, idee: della buona fede e delle buone intenzioni.