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La storia dei Templari, i monaci cavalieri del XIII secolo, è stata illuminata dal contributo di Regine Pernoud, medievalista di fama mondiale.
La Pernoud ci descrive l’epopea (dalla nascita dell’ordine, tra il 1119 e il 1110, al suo scioglimento, nel 1314) di questi formidabili cavalieri, temutissimi ed ammirati dagli stessi musulmani, uomini religiosissimi che non avevano nulla da spartire con “mitici” Templari creati dalla fantasia di conventicole esoteriche e società segrete, soprattutto a partire dall’età dei “Lumi”, intenti ad “allacciarsi il mantello” bianco e rosso, in fila “con cortesia e pace” - come voleva la Regola - alla mensa, dove “le misure erano uguali” e si mangiava solo quello che c’era.
Poi a cavallo in silenzio.
Tutti i fratelli erano obbligati ai voti di povertà, castità ed obbedienza, cui aggiunsero il quarto della lotta senza quartiere contro i nemici di Dio.
L’Ordine del Tempio riuscì a conciliare due attività che sembravano incompatibili: la vita militare e quella religiosa.
Nel XIII secolo la difesa della Terrasanta pesò principalmente sui Templari.
E su ventitrè gran maestri, ben tredici morirono con le armi in pugno.
Ventimila il totale dei caduti.
Nella battaglia che chiuse l’epopea delle crociate, a san Giovanni d’Acri il 28 maggio 1291, s’immolarono nella fortezza fatta crollare sui saraceni, mentre cadevano anche maestri dei Giovanniti e del Santo Sepolcro.
Rifugiato definitivamente in Europa, l’Ordine doveva suscitare sospetti e l’invidia dell’imperatore Federico II e del re di Francia Filippo il bello.
Quest’ultimo, nel 1307, favorito dalla debolezza del Papa Clemente V (francese) ad aprire un’inchiesta sull’Ordine, fece arrestare a sorpresa, senza attendere il giudizio di Roma, il gran maestro Jacques de Molay e altri 138 cavalieri.
Sotto tortura confessarono i crimini poi inutilmente ritrattati.
Mentre il Papa, con la bolla Vox in excelso sopprimeva l’Ordine, Filippo, nel maggio 1314, li bruciò sul rogo come “relapsi”.