Falsi miti della rivoluzione francese (I)

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“La morte del cristianesimo è nella rivoluzione francese, oggi come ieri”

Il libro di Jean Dumont – studioso noto in tutto il mondo come esperto di storia religiosa – è un'utilissima galleria di tutte le menzogne rivoluzionarie e dei motivi per cui molti studiosi francesi si sono rifiutati di festeggiare il bicentenario del 1789.

Tra le menzogne celebrate e miti inventati dalla propaganda ci sono la presa della Bastiglia, l’epopea dei Volontari dell’Anno III (800.000 disertori su 1.200.000 chiamati alle armi nel 1794!), la modernizzazione decisiva del popolo al potere, la realizzazione del consenso nazionale, quella di un insegnamento libero, quella di creare un consenso sociale, quella di mettere in atto un nuovo di spirito imprenditoriale.

Vengono poi messe in luce le ignominie rivoluzionarie quali il Terrore, la ferocia, le deportazioni, i campi di concentramento e di sterminio – veri e propri predecessori dei gulag. Si riporta l’aneddoto di 1440 sventurati uccisi nella sola Parigi, fra i carcerati, nel settembre del 1792 e 120.000 vittime in Vandea, massacrate a sangue freddo, tanto che si arrivò a conciare le pelli degli ammazzati per farne stivali e paralumi (e questo accadde veramente a differenza di altre leggende).

Splendidamente illustrato con 29 tavole a colori dell’epoca, il volume è ricco di dati e di informazioni ed ha l’ulteriore grande merito di porre in evidenza come fu la religione, ancor più che la stessa monarchia, il reale nemico dei rivoluzionari.

«Ecco la menzogna più grande di tutte: la dissimulazione del vero progetto, cioè l’anticristianesimo. Ma, si dirà, se la Rivoluzione non è veramente né anti-aristocratica né anti-monarchica, che cos’è? Essa è ciò che i suoi amici democratico-cristiani d’assalto si sono ingegnati a dissimulare fino ad oggi. Essa si spiega attraverso un “mese chiave”, sul quale bisogna attirare l’attenzione. Questo mese – che va dal 7 luglio 1792 (monarchico) al 10 agosto successivo (quando viene distrutta la monarchia) – rivela una specificità della Rivoluzione più significativa di ogni altra, perché ribalta tutto. Questa specificità è l’anticristianesimo totalitario, la sola vera essenza della Rivoluzione francese e il suo unico vero progetto, iniziale e finale».

  Jean Dumont

JEAN DUMONT (1923-2001) nasce a Lione dove si laurea in storia e filosofia. Quindi consegue la laurea in giurisprudenza a Parigi. Insieme a Regine Pemoud e a Philippe Ariès incarna la scelta – tipicamente francese – di svolgere la professione di storico al di fuori delle università, a contatto diretto e spesso itinerante con gli archivi. Per oltre quarant’anni, in qualità di direttore editoriale, ha curato collane storiche presso importanti editori francesi. In questa veste ha pubblicato – ma spesso anche ideato, commissionato, rivisto, annotato – oltre mille opere storiche, diventando un punta di riferimento imprescindibile per tre generazioni di cultori francesi della materia. Infaticabile ricercatore di inediti, ha ritrovato fra l’altro il salterio di Anna Bolena – un documento cruciale per la storia della Riforma – e gli archivi delle famiglie spagnole Valdes e Cervantes. Maestro capace di suscitare e di organizzare intorno a se il lavoro degli storici, Jean Dumont viene considerato uno storico di fama mondiale per le sue ricerche sulla vita religiosa soprattutto dei secoli dal ‘500 al ‘700 in Spagna, nelle colonie spagnole e in Francia. Particolarmente noti e autorevoli sono i suoi lavori sulla Inquisizione spagnola. Convinto della necessità di diffondere capillarmente la cultura storica e di sfatare i luoghi comuni propagati dalle ideologie, Jean Dumont ha raggiunto il grande pubblico con due best-seller: L’Église au risque de l’histoire (Criterion, Limoges 1982), una rassegna di “miti” sulla storia della Chiesa (da cui questo libro è tratto), e La Revolution française ou les prodiges du sacrilege (Criterion, Limoges 1984).







Anno:  2013
Autore:  Jean Dumont
Pagine:  104


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