Teilhard de Chardin — Aberrazioni

 

Codice prodotto -
ISBN 978-88-85223-78-3
Categoria EFFEDIEFFE
Editore EFFEDIEFFE
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CLASSICI TRADIZIONE CATTOLICA N.6

“Non è più ricuperabile un dolce ormai avariato in quasi tutta la sua pasta. Anzi, quegli aspetti ammissibili e quelle sintesi brillanti, ricoprendo tanta povertà sostanziale, rendono questi scritti più dannosi, nascondendo ai meno accorti il loro timbro fantasioso, superficiale e arbitrario, e il loro influsso negativo sul piano scientifico, filosofico, religioso e sociale„

Monsignor Pier Carlo landucci, vera sentinella per la difesa della pura dottrina cattolica in seno alla Chiesa, ha avuto modo di segnalare più volte gli errori teologici e filosofici del gesuita Teilhard de Chardin. Volendosi salvare la retta intenzione e la fede di questo famoso autore, non si può che basarsi sul presupposto di una grande confusione mentale del celebre gesuita, capace di partorire nebulose e vuote fantasie. Già questo dovrebbe evitare la glorificazione di tale studioso, specialmente in ambito cattolico.

Allora perché il gran chiasso che si fa intorno a questo autore – oggi dovuto alla celebrazione del 60° anniversario di morte – divenuto di gran moda per le sue “brillanti sintesi” e che conosce un seguito numerosissimo sia tra i miscredenti come tra molti credenti? La stessa Massoneria rivendica il merito per la pubblicazione e diffusione dei libri postumi di Teilhard, in quanto dissolvitori della dottrina cattolica.

Ecco dunque il vero motivo del larghissimo successo postumo di questo autore “proibito”. Come dimostrerà il servo di Dio Pier Carlo Landucci in questo sintetico e chiarificatore testo, le evanescenze teilhardiane sono in verità dannosissime per la necessaria concretezza del cammino ascetico e della vita cristiana, e giungono fino a distruggere quella che si può chiamare l’“originalità del cristianesimo”, che è la relazione intima e personale con il concreto ed amabilissimo Uomo-Dio, N.S. Gesù Cristo.

La lettura del Teilhard, anche a prescindere dalle tesi errate, abitua alla superficialità fantastica e all’avventatezza nei delicati campi della filosofia e della teologia, con l’aggravante di nascondere tale superficialità ed avventatezza dietro l’illusione della profondità ed elevatezza concettuale e spirituale. L’equivoco di tale suggestione è troppo grande e fondamentale perché si possa parlare di un «recupero» di tale ideologia. Si tratta di un radicale naufragio della retta visione cosmica, spirituale, scientifica e financo sociale.

In sostanza, al di là del nebuloso panteismo evoluzionista teilhardiano, ed una visione generale cosmica troppo elaborata dalla fantasia e troppo poco guidata dal rigore logico e dalla imparzialità dei fatti per essere presa scientificamente sul serio, l’opera del gesuita è un attentato contro la fede e la dottrina cattolica, e qui sta la sua vera pericolosità. Ed in questo, come dimostra Landucci, in definitiva sta tutto il successo di questo aberrante e irrecuperabile autore.


Voce dellautore estratta dal libro:

«Tale aberrazione ideologica è tanto più sorprendente se si considera la maturità intellettuale, anche filosofica e teologica, che il Teilhard avrebbe dovuto attingere dai suoi antecedenti regolari studi di ottimo religioso. Non lo scusa d’altra parte la sua volontà costantemente ripetuta di restare sul piano puramente fisico e fenomenico, perché tali sue concezioni esorbitano invece nettamente da tale piano. Non lo scusa la voluta originalità, novità e oscurità delle espressioni, perché nel suo insieme il pensiero purtroppo apparisce chiaro. Non lo scusa infine il desiderio di gettare un ponte al materialismo moderno, perché non è ammissibile di fondarlo sull’errore. Il mio studio abbastanza curato mi ha condotto a rilevare quanto radicale distacco vi sia tra quella lirica religiosa che affascina, e le tesi obiettive che distruggono, in sostanza, la verità cattolica e i punti essenziali stessi del Dio personale e di Gesù storico».


Con appendice della postulazione per la causa di beatificazione di Mons. Landucci

(104 pagine con bandelle)



Cenni biografici su Mons. Landucci e sulla causa di beatificazione e canonizzazione

Pier Carlo Landucci
  Pier Carlo Landucci

Pierl Carlo Landucci (servo di Dio), nacque il 1° dicembre 1900 a Santa Vittoria in Mantenano (AP). Il padre, Avvocato Tito Landucci, era Pretore e morì nel 1905, quando Pier Carlo aveva cinque anni. La mamma Teresa era donna bellissima, con temperamento di artista e forte. Fu la guida sapiente dei suoi figli e seppe condurre avanti la famigliola pur nelle difficili condizioni economiche. Trasferitasi la famiglia a Firenze, Pier Carlo in dodici anni vi percorse tutto il curriculum degli studi e conseguì la maturità con brillantissimi risultati, dopo di che si iscrisse all’Università di Pisa, Facoltà di Ingegneria. Per una maggiore sistemazione economica, la famigliola si trasferì in Roma, in un alloggio in via Piave. Pier Carlo all’Università di Roma “La Sapienza” frequentò il III ed il IV anno, laureandosi in Ingegneria civile il 31 luglio 1923. Ottenne l’insegnamento di matematica per circa 15 ore settimanali presso l’Istituto S. Apollinare. A Roma entrò a far parte della Congregazione mariana “La Scaletta” e trovò il Direttore spirituale in P. Agostino Garagnani, gesuita tanto benemerito della cultura religiosa nelle classi colte. Dopo il servizio militare, svolto nell’Arma del Genio con il grado di Sottotenente, fu nominato professore di matematica presso la Scuola Agraria di Cagliari. Lì rimase due anni e furono anni di solitudine, di riflessione, di preghiera. La voce di Dio, che già si faceva sentire da tempo, divenne chiara e certa: “Tu sarai mio sacerdote”. Nel luglio 1926 diede le dimissioni da insegnante e, presentato da Padre Garagnani S.J., entrò nel Pontificio Seminario Romano Maggiore. In circa cinque anni vi percorse il corso filosofico/teologico e, con anticipazione, venne ordinato sacerdote il 25 maggio 1929. Una generosa ed illuminata dedizione al Ministero, specialmente nella chiesa del Corpus Domini in Via Nomentana, nei pressi di Porta Pia, ed un servizio presso la Congregazione dei Seminari, caratterizzarono i primi anni del Sacerdozio. Tenne anche per alcuni anni la cattedra di Filosofia delle scienze presso la Pontificia Università Lateranense. Nominato nel giugno 1935 Rettore del Pontificio Seminario Romano Minore venne, dopo circa un anno, chiamato a fare il Direttore spirituale nel Seminario Romano Maggiore, ove profuse i tesori della Sua elevata sapienza e profonda spiritualità, offrendo alla Chiesa sette generazioni di nuovi preti per Roma e per tutta l’Italia. In particolare, svolse questo incarico dall’anno 1936 all’anno 1942 e fu Direttore spirituale del Venerabile Chierico Bruno Marchesini per due anni, dall’anno 1936 al 1938 (anno della morte di Marchesini). Mons. Landucci è stato particolarmente vicino al Ven. Marchesini, assistendolo nei quattro giorni antecedenti alla morte e ne ha scritto la biografia dal titolo “Verso l’altare” (ed. Domani, Roma 1951, pp. 298). Cessato il Suo ufficio, si ritirò in due stanzette presso la clinica Madonna della Fiducia in Roma e vi trascorse 44 anni quasi da eremita: preghiera, studio delle cose sacre, confessioni e direzione spirituale. Ma Dio volle ancora chiamarlo ad effondere la Sua grazia, utilizzando la sua sapienza e la sua pienezza di vita nello spirito. In quasi tutte le regioni d’Italia tenne circa 250 Corsi di esercizi di sei/otto giorni, e qualche centinaio di corsi più brevi, ritiri, conferenze. Fu un irraggiatore della dottrina ascetica, sia sacerdotale, sia per la vita cristiana. Nel frattempo compose e pubblicò libri di elevato contenuto teologico ed ascetico; i suoi libri e gli altri suoi scritti (in totale circa 200) ebbero grande diffusione e varie riedizioni, anche all’estero. Morì mercoledì 28 maggio 1986 alle ore 4,30/5 del mattino nella sua stanza presso la Clinica Madonna della Fiducia a Roma.

La memoria di Mons. Landucci da parte dei fedeli Sacerdoti e laici ha costituito da subito la fama di santità ed il Capitolo Lateranense si è costituito Attore per la Causa di Canonizzazione e ne ha nominato Postulatore il canonico Mons. Giovanni Battista Proja (anche esecutore testamentario di Mons. Landucci), il quale a sua volta ha nominato come vice Postulatore della Causa, con l’incarico di seguirla in tutte le sue fasi, il Prof. Vittorio Capuzza. Nel 1993, l’Em.mo Card. Camillo Ruini autorizzava ad iniziare i processi canonici Diocesani per gli interrogatori dei testimoni ne pereant probationes. Accanto alle deposizioni orali presso il Tribunale del Vicariato di Roma, sono giunte numerose relazioni scritte sulle virtù del Servo di Dio. Il 3 settembre 1993 lo stesso Cardinale Vicario approvò, per la recita privata, la preghiera proposta dal Postulatore, per implorare da Dio l’apertura ufficiale della Causa di Canonizzazione. Con Editto datato 17 marzo 2004 a firma del Cardinal Vicario di Roma Sua Em.za il Card. Camillo Ruini, è stata avviata la Causa di Canonizzazione. Il 23 settembre 2004 veniva approvata dal Card. Ruini la preghiera per ottenere grazie per intercessione del Servo di Dio. Mercoledì 4 giugno 2008, alle ore 12, presso la Sala della Conciliazione del Palazzo del Vicariato di Roma, alla presenza dell’Em.mo Card. Camillo Ruini, si è chiusa la fase dell’Inchiesta Diocesana della Causa di Beatificazione e Canonizzazione di Mons. Landucci; il materiale probatorio del processo è stato poi trasferito presso la Congregazione delle Cause dei Santi in Vaticano, per il prosieguo dell’iter, che attualmente è giunto alla fase finale della redazione della positio super virtutibus. Presso la Congregazione delle Cause dei Santi è, altresì, in corso l’accertamento super myro, per un fatto prodigioso attribuito all’intercessione del Servo di Dio. La tomba del Servo di Dio Mons. Landucci è nella Chiesa Parrocchiale di San Giovanni Battista De Rossi, via Cesare Baronio, Roma.






Anno:  2015
Autore:  Mons. Pier Carlo Landucci
Pagine:  104


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