La grande eresia

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ISBN 978-88-85223-85-1
Categoria EFFEDIEFFE
Editore EFFEDIEFFE
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CLASSICI della TRADIZIONE CATTOLICA N.8

Il progressismo, ovvero l'eresia assoluta
(da San Pio X a Bergoglio)


Marcel de Corte ha condotto per decenni una strenua lotta contro le malattie dell’intelligenza da cui l’uomo è infetto fin dall’inizio dell’epoca detta “moderna”. Queste malattie, ancora oggi, si riassumono tutte nella “grande eresia modernista” di cui soffre sempre più la Chiesa cattolica, che si sta trasformando da via della nostra elevazione in uno strumento di sovversione di inaudita potenza.

L’odierno progressismo difatti (incarnato da Francesco I nelle sue più estreme conseguenze) secondo De Corte accentua le caratteristiche di quello che fu il modernismo (condannato da San Pio X come “eresia per eccellenza e cloaca di tutte le eresie”), e può essere definito come l’eresia “radicale, totale, terminale” poiché nel neomodernismo (metafisicamente luciferista) vi è una maggiore degenerazione e aberrazione a-teologica e anti-filosofica rispetto al modernismo classico.

Con papa Bergoglio ci troviamo nella terza fase di questo “nuovo” modernismo, prevista anch’essa da S. Pio X, fase che possiamo definire ultra-modernismo, in cui il primato della praxis (proprio della “teologia della liberazione” di stampo marxista) arriva a distruggere la capacità raziocinativa dell’uomo e del fedele, tramutandoli in animali selvaggi e sentimentali. La Chiesa cattolica, ormai totalmente invasa da questo ultra-modernismo che ha conquistato l’ambiente ecclesiale sino al vertice a partire dal 1959, è vittima di una mutazione diabolica, in cui Essa affronta la terza tentazione di Cristo: HAEC OMNIA TIRI DABO SI CADENS ADORAVERIS ME (Tutto questo ti darò se prostrato mi adorerai, Matt. IV, 9).

Questo il senso tragico della grande eresia: l’apertura della Chiesa al mondo moderno è la demolizione della Chiesa ad opera del mondo moderno e del suo padrone. Il mondo è, così, un cantiere dove costruzione e demolizione si susseguono senza sosta. Difatti, l’antropocentrismo del Vaticano II è il propulsore a-teologico del ‘Nuovo Ordine Mondiale’ politico, il quale è il “Regno sociale di satana”, che sta trovando oggi la sua definitiva ultimazione o rovina.

Questo è il dramma del mondo post-moderno, nichilista e contemporaneo, questa è la tragedia del post o neo-modernismo, che è giunto all’ultimo grado del ‘nichilismo a-teologico pratico-pratico’ con Francesco I.

Il buon senso del realismo della conoscenza aristotelico di cui era ricolmo Marcel De Corte ci dà dei consigli pratici sul come reagire a tanto sfacelo. Senza reazione da parte nostra, le ultime risorse di vita naturale si estingueranno in un pianeta abbandonato alla volontà di potenza del Principe di questo mondo.


Voce dellautore estratta dal libro:

La prima operazione di Satana, quando si impossessa di noi, è di toglierci l’intelligenza che ci protegge contro gli smarrimenti

Perché ci sia la Chiesa occorre e basta semplicemente che siano rispettate la specificità del sovrannaturale e la netta asserzione di Cristo, che il suo regno non è di questo mondo — benché sia nel mondo — per parte dei responsabili del suo governo e dei fedeli; in altri termini, che tutto nella Chiesa sia indirizzato verso l’alto, verso Dio solo. Ciò potrà anche essere irrisorio, ma non sarà mai nullo, poiché la Chiesa ha ricevuto le promesse della vita eterna. L’essenziale è che il prete sia l’uomo di Dio, l’uomo della preghiera, del santo Sacrificio della Messa, dei Sacramenti, della verticale dell’anima, e che sia anche, giacché si trova nel tempo, l’uomo di tutto ciò che vi è di eterno nel temporale, custode della legge naturale, colui che vede le cose quali sono e le conserva in tale stato. Le pecorelle seguiranno allora docilmente il loro pastore sulla via ascendente del sovrannaturale e dell’eterno, dove egli le conduce.
(...)
Non è questo il panorama della Chiesa odierna, dove formicolano le innovazioni, dove le nuove teologie, i nuovi catechismi, le nuove messe, le nuove istituzioni ecclesiastiche, i nuovi costumi, ecc., si diffondono senza curarsi dell’ortodossia; dove l’insubordinazione, il disordine, il fracasso, l’ammutinamento, la ribellione, la rivoluzione sono considerati le virtù proprie del clero; dove l’autorità schernita avalla, consacra e propaga essa medesima l’inosservanza delle sue istruzioni; dove i dogmi sono travisati e rinnegati a tal segno, da coloro che ne hanno la custodia, da venir relegati nel magazzino degli accessori e si sacrifica la loro verità all’efficacia di una pastorale ronzante nel vuoto; dove preti e laici seri si domandano con angoscia se la religione da loro professata non sia scossa fino alle fondamenta; dove la filosofia di Hegel, la sociologia di Marx, l’erotomania freudiana e la letteratura esistenzialista sommergono i seminari, i conventi, le liturgie della parola; dove l’apertura verso il mondo costringe il clero di basso e di alto livello a sposare le mode e le insanie della nostra epoca, col pretesto di andare incontro alle sue aspirazioni; dove quegli stessi preti in preda al delirio dell’apostasia «si sclericano» a gara e non cessano di strappare dalle anime loro affidate l’amore delle realtà sovrannaturali, per precipitarle in un mondo totalmente laicizzato, dal quale deve sparire il nome stesso di cristiano.
(...)
Bisogna pur confessarlo, gridarlo con dolore, con disprezzo, con vergogna: la Chiesa d’oggi è talmente imbevuta e marcia di relativismo, da insegnare nel 1969 ciò che era proscritto come eretico, con estremo rigore, da san Pio X nel 1907.
(...)
Ripetiamolo, perché è la verità, per quanto dolorosa: ci sono tante chiese cattoliche quante soggettività ecclesiastiche smarrite, che hanno troncato ogni rapporto di sommissione ai dati oggettivi della fede. Frattanto noi soffriamo la fame, fame del sovrannaturale. Il numero dei preti che ci distribuiscono il pane dell’anima decresce spaventosamente. Nella Gerarchia, è ancor peggio. E al vertice, donde potevamo aspettarci qualche conforto, è la catastrofe.


Con introduzione di d.Curzio Nitoglia

(130 pagine con bandelle)


Henry Delassus
  Henry Delassus

Marcel de Corte (1905-1994), nato a Genappe nel Brabante, si laureò in filosofia e lettere (Filologia Classica) all’Università di Bruxelles, nel 1928. Insegnò nell’Università di Santander, di Quebec e di Elisabethville. Dal 1949 è stato professore ordinario all’Università di Liège (di cui divenne anche rettore) fino al 1975. Convinto monarchico, autore di molti volumi, collaboratore di riviste e giornali in tutta l’Europa occidentale, viene considerato uno dei maggiori filosofi tomisti di lingua francese del ’900 ed uno dei migliori esponenti di un movimento tradizionale che sfida i cambiamenti sociali e le trasformazioni che a partire dalla rivoluzione francese hanno condotto alla società cosiddetta “moderna”. Per de Corte, egualitarismo, urbanizzazione, globalizzazione (e marxismo) sono tante manifestazioni di un’unica disgregazione morale ed intellettuale dell’uomo, che rifiutando la condizione naturale per la quale è stato creato, si incammina sulla via del suicidio. Spirito vigoroso, di grande lealtà intellettuale, ha penetrato, al lume della fede cattolica, i segreti del malessere che ha colpito la società odierna, ne ha rivelato i remoti princìpi, seguendone gli sviluppi fino ai giorni nostri. Muore a Tilff nel 1994.






Anno:  2015
Autore:  Marcel de Corte
Pagine:  130


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