Ascetica cristiana — La divina vocazione di ogni istante

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CLASSICI della TRADIZIONE CATTOLICA N.12

I fini ascetici spiegati dal santo sacerdote mons. Pier Carlo Landucci insegnano la via alla progressiva divinizzazione della nostra anima e all’acquisto di un più prezioso paradiso nascosto, cominciamento e modello di ogni società ordinata

Evitare la vaporosità del discorso e mantenere alla trattazione il mordente della praticità e del realismo – come si addice al soggetto realissimo che è l’ascetica – sono stati i due obbiettivi che si è posto il grande maestro di anime mons. Pier Carlo Landucci quando ha deciso di scolpire questa sua straordinaria opera.

Dopo aver inquadrato il problema ascetico nell’economia soprannaturale, nella quale vive l’uomo e nella quale si trova come Guida esemplare del cammino il Salvatore Gesù, per avanzare nella concretizzazione il Landucci ha puntualizzato il problema spirituale nella sacra visione dell’istante presente, dalla quale è immediatamente emersa la chiamata individuale alla santità eroica, chiamata riguardante tutti gli uomini. Il cammino ascetico, presentato così dal Landucci, sa a quale vetta deve e può mirare.

Ma tale istante presente non è solo luce: è anche “dramma divino”, perché su di esso gravita tutta la tragedia del Golgota, nella binomiale relazione dell’anima con Gesù presente, che si Immola per lei. La scoperta di tanta responsabilità e dello sconfinato divino amore di Dio induce la riflessione del santo sacerdote sulle orme del Sangue di Cristo, come sprone al cammino e alimento di speranza, che non si arrende davanti a qualsiasi sconfitta, ma si riaccende più potente mirando alla riparazione trionfatrice, così da trasformare la sconfitta in fulcro di superiore ascesa.

L’approfondimento di questi fatti porterà il lettore alla scoperta della nota più originale del Cristianesimo e dell’Ascetica Cristiana: il contatto presenziale e binomiale, intimo e drammatico, di ognuno col divino Redentore; contatto personale di ogni istante con Lui che per ognuno si immola. A tale intimità ci invita Cristo quando richiama la vita morale e religiosa al suo senso interiore contro ogni formalismo farisaico, mettendo in luce questo aspetto del Padre Celeste: che Egli è nel penetrale — cioè nel santuario intimo dello spirito — di ogni uomo, per dare a lui la vita nuova, mediante il Figlio suo. Chi fa l’elemosina la faccia nel nascondimento (Matt. 6, 4); chi prega e chi digiuna abbia lo stesso interiore atteggiamento perché il Padre che, per la sua eccellenza eminente, è lontano e nascosto, per la efficacia della sua azione amante, è vicino e manifesto.

La concretizzazione di questa “scoperta” ha quindi richiesto che venissero considerate da Landucci le “forze in gioco”: passioni ribelli da una parte e libere potenze dell’anima sostenute dalla grazia dall’altra. L’influsso della redenzione di Cristo si risolve, così, nel suo aspetto fisico, ovvero nell’effusione di un fisico sostegno di grazia, tutto meritato da Cristo e da Lui fisicamente prodotto, il cui risultato sarà il nostro personalissimo «sì» o «no» al divino volere.

La comprensione di questo concreto e decisivo influsso di Gesù nell’anima ha portato il Landucci a concentrare ulteriormente l’attenzione su alcuni aspetti della Grazia. Via via sospingendo l’anima libera ad atti coscienti come un forte veliero, le grazie, sotto forma di impulsi sostenitori del vento che si aggiungono alla spinta dell’elica, implicano il problema fondamentale dell’interiore ascolto e della corrispondenza, ma al tempo stesso eliminano dall’ascetica ogni automatismo. Esse esprimono praticamente l’incontro operativo di Gesù con l’anima libera, che può raccogliere o perdere, seguire o ribellarsi al divino invito e impulso. Quando, vivente nella carità, luomo poggia la sua vita sull’amicizia col «Dio nascosto», che si manifesta segretamente allamico che a Lui anela, questi, con la sua azione misteriosa, lo fa crescere e, attraverso le purificazioni del dolore, lo fa giungere alla patria eternamente luminosa e gloriosamente beata.

Ma tali grazie, come anche la grazia stessa della corrispondenza, sono libero dono di Dio e vanno impetrate. Si apre, per finire, il grande capitolo della preghiera, che ha il suo centro nell’Eucaristia e nella Messa. Dopo che il Verbo si fece uomo e abitò in mezzo a noi (Giov. 1, 14), in un senso nuovo, l’uomo poté contemplare il «Dio nascosto» e adorarLo ancor più nascosto nella Santissima Eucaristia, dove non solo è occultata ai nostri sguardi la divinità, ma anche la umanità santa di Gesù Cristo, ma il suo radioso fulgore splende mirabilmente efficace nei suoi redenti. Questo ineffabile nascondimento di Dio sempre presente nella Chiesa Cattolica dà la vita nuova allo spirito che anela alla perfezione e insieme permette all’uomo di ritrovare il suo vero bene, abbandonando le tenebre dell’incredulità e dell’ignoranza per aderire a Cristo, «pieno di grazia e di verità» (Giov. 1, 14).

Articolo di presentazione su EFFEDIEFFE.com


Voce dellautore estratta dal libro:

«Nell’anima umana naturale vi è una vera immagine del Creatore, in quanto spirituale. Spirito è Dio, spirito è l’anima. Perciò Iddio disse: “Facciamo l’uomo a nostra immagine, a somiglianza nostra” (Gen., I, 26). Tuttavia v’è un abisso tra lo spirito perfettissimo di Dio e l’anima. Questa è indubbiamente il capolavoro del cosmo, ma resta nel piano della natura creata, infinitamente distanziato e trasceso da Dio. L’elevazione soprannaturale, pertanto, avviene, per così dire, perpendicolarmente a tutto il piano naturale, in modo da superare, in maniera misteriosa, tale infinita distanza tra la perfezione di Dio e l’imperfetta sua immagine creata, e giungere in contatto alla sfera stessa di Dio, come per divina filiazione (...) e creare, come avviene tra individui della medesima stirpe, una comunità di vita, un consorzio, o deiformità o compartecipazione vitale: «divinae consortes naturae», «partecipi della divina natura» (II Pt., 1, 4). Il progresso ascetico ha quindi in tale sviluppo di vita soprannaturale, ossia in tale progressiva divinizzazione e in tale proporzionata dimora di Dio nell’anima, la sua essenziale misura, condizionatrice del livello di vita di tutta l’eternità. I valori naturali, le doti personali, intellettuali e morali, le caratteristiche fisiche e psicologiche – in una parola tutta la sfera umana naturale – non potranno concepirsi che in funzione e in ordinato servizio di questa superiore sfera umana soprannaturale».


Con presentazione ed appendice della Postulazione per la Causa di beatificazione di Mons. Landucci

(168 pagine con bandelle)


Pier Carlo Landucci
  Pier Carlo Landucci

Pierl Carlo Landucci (servo di Dio), nacque il 1° dicembre 1900 a Santa Vittoria in Mantenano (AP). Il padre, Avvocato Tito Landucci, era Pretore e morì nel 1905, quando Pier Carlo aveva cinque anni. La mamma Teresa era donna bellissima, con temperamento di artista e forte. Fu la guida sapiente dei suoi figli e seppe condurre avanti la famigliola pur nelle difficili condizioni economiche. Trasferitasi la famiglia a Firenze, Pier Carlo in dodici anni vi percorse tutto il curriculum degli studi e conseguì la maturità con brillantissimi risultati, dopo di che si iscrisse all’Università di Pisa, Facoltà di Ingegneria. Per una maggiore sistemazione economica, la famigliola si trasferì in Roma, in un alloggio in via Piave. Pier Carlo all’Università di Roma “La Sapienza” frequentò il III ed il IV anno, laureandosi in Ingegneria civile il 31 luglio 1923. Ottenne l’insegnamento di matematica per circa 15 ore settimanali presso l’Istituto S. Apollinare. A Roma entrò a far parte della Congregazione mariana “La Scaletta” e trovò il Direttore spirituale in P. Agostino Garagnani, gesuita tanto benemerito della cultura religiosa nelle classi colte. Dopo il servizio militare, svolto nell’Arma del Genio con il grado di Sottotenente, fu nominato professore di matematica presso la Scuola Agraria di Cagliari. Lì rimase due anni e furono anni di solitudine, di riflessione, di preghiera. La voce di Dio, che già si faceva sentire da tempo, divenne chiara e certa: “Tu sarai mio sacerdote”. Nel luglio 1926 diede le dimissioni da insegnante e, presentato da Padre Garagnani S.J., entrò nel Pontificio Seminario Romano Maggiore. In circa cinque anni vi percorse il corso filosofico/teologico e, con anticipazione, venne ordinato sacerdote il 25 maggio 1929. Una generosa ed illuminata dedizione al Ministero, specialmente nella chiesa del Corpus Domini in Via Nomentana, nei pressi di Porta Pia, ed un servizio presso la Congregazione dei Seminari, caratterizzarono i primi anni del Sacerdozio. Tenne anche per alcuni anni la cattedra di Filosofia delle scienze presso la Pontificia Università Lateranense. Nominato nel giugno 1935 Rettore del Pontificio Seminario Romano Minore venne, dopo circa un anno, chiamato a fare il Direttore spirituale nel Seminario Romano Maggiore, ove profuse i tesori della Sua elevata sapienza e profonda spiritualità, offrendo alla Chiesa sette generazioni di nuovi preti per Roma e per tutta l’Italia. In particolare, svolse questo incarico dall’anno 1936 all’anno 1942 e fu Direttore spirituale del Venerabile Chierico Bruno Marchesini per due anni, dall’anno 1936 al 1938 (anno della morte di Marchesini). Mons. Landucci è stato particolarmente vicino al Ven. Marchesini, assistendolo nei quattro giorni antecedenti alla morte e ne ha scritto la biografia dal titolo “Verso l’altare” (ed. Domani, Roma 1951, pp. 298). Cessato il Suo ufficio, si ritirò in due stanzette presso la clinica Madonna della Fiducia in Roma e vi trascorse 44 anni quasi da eremita: preghiera, studio delle cose sacre, confessioni e direzione spirituale. Ma Dio volle ancora chiamarlo ad effondere la Sua grazia, utilizzando la sua sapienza e la sua pienezza di vita nello spirito. In quasi tutte le regioni d’Italia tenne circa 250 Corsi di esercizi di sei/otto giorni, e qualche centinaio di corsi più brevi, ritiri, conferenze. Fu un irraggiatore della dottrina ascetica, sia sacerdotale, sia per la vita cristiana. Nel frattempo compose e pubblicò libri di elevato contenuto teologico ed ascetico; i suoi libri e gli altri suoi scritti (in totale circa 200) ebbero grande diffusione e varie riedizioni, anche all’estero. Morì mercoledì 28 maggio 1986 alle ore 4,30/5 del mattino nella sua stanza presso la Clinica Madonna della Fiducia a Roma.

La memoria di Mons. Landucci da parte dei fedeli Sacerdoti e laici ha costituito da subito la fama di santità ed il Capitolo Lateranense si è costituito Attore per la Causa di Canonizzazione e ne ha nominato Postulatore il canonico Mons. Giovanni Battista Proja (anche esecutore testamentario di Mons. Landucci), il quale a sua volta ha nominato come vice Postulatore della Causa, con l’incarico di seguirla in tutte le sue fasi, il Prof. Vittorio Capuzza. Nel 1993, l’Em.mo Card. Camillo Ruini autorizzava ad iniziare i processi canonici Diocesani per gli interrogatori dei testimoni ne pereant probationes. Accanto alle deposizioni orali presso il Tribunale del Vicariato di Roma, sono giunte numerose relazioni scritte sulle virtù del Servo di Dio. Il 3 settembre 1993 lo stesso Cardinale Vicario approvò, per la recita privata, la preghiera proposta dal Postulatore, per implorare da Dio l’apertura ufficiale della Causa di Canonizzazione. Con Editto datato 17 marzo 2004 a firma del Cardinal Vicario di Roma Sua Em.za il Card. Camillo Ruini, è stata avviata la Causa di Canonizzazione. Il 23 settembre 2004 veniva approvata dal Card. Ruini la preghiera per ottenere grazie per intercessione del Servo di Dio. Mercoledì 4 giugno 2008, alle ore 12, presso la Sala della Conciliazione del Palazzo del Vicariato di Roma, alla presenza dell’Em.mo Card. Camillo Ruini, si è chiusa la fase dell’Inchiesta Diocesana della Causa di Beatificazione e Canonizzazione di Mons. Landucci; il materiale probatorio del processo è stato poi trasferito presso la Congregazione delle Cause dei Santi in Vaticano, per il prosieguo dell’iter, che attualmente è giunto alla fase finale della redazione della positio super virtutibus. Presso la Congregazione delle Cause dei Santi è, altresì, in corso l’accertamento super myro, per un fatto prodigioso attribuito all’intercessione del Servo di Dio. La tomba del Servo di Dio Mons. Landucci è nella Chiesa Parrocchiale di San Giovanni Battista De Rossi, via Cesare Baronio, Roma.






Anno:  2017
Autore:  Mons. Pier Carlo Landucci
Pagine:  168


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